PARIGI. La villa La Roche di Le Corbusier, affettuosamente chiamata «La Rocca» dal suo proprietario, il banchiere Raoul La Roche, ha subito un nuovo restauro sotto lo sguardo vigile dellarchitecte en chef des monuments historiques Pierre-Antoine Gatier assistito da Bénedicte Gandini, architetto della Fondation Le Corbusier. Linaugurazione ufficiale è prevista il 5 ottobre. La villa fu progettata nel 1923 in un lotto di testata di un vicolo (Square du Docteur Blanche) nel XVI arrondissement, quando illuminazione elettrica, telefono, radio, grammofono e auto a motore erano ancora relativamente nuovi. Qual è il modo migliore per riproporla oggi?
Il bianco brillante della facciata e di molte pareti interne è ingannevole. La patina sintetica di Polystrat, applicata da Christian Gimonet nel 1970, è stata rimossa nel 2001, ma il bianco freddo è stato conservato. In origine il rinzaffo di cemento era colorato con polvere di pietra, che conferiva alla facciata una tonalità avorio. Lo sappiamo grazie alla meticolosa analisi storica e tecnica delledificio fatta da Tiziano Aglieri Rinella (Le case La Roche-Jeanneret di Le Corbusier. Riflessioni per un progetto di restauro, Officina Edizioni, Roma 2008). Questa parte del restauro dovrà eventualmente attendere un successivo intervento.
La Fondation Le Corbusier ha occupato queste strutture sin dalla sua istituzione dopo la morte del maestro nel 1965, usando la villa Jeanneret-Raaf come ufficio e biblioteca e aprendo quella di La Roche ai visitatori, ampiamente privata dei mobili. Si auspica che prima o poi, quando verrà trovata unaltra sede per la Fondation Le Corbusier, anche la villa Jeanneret-Raaf sia restaurata e aperta al pubblico, ripristinando il contrasto pungente tra le due case. Le due ville fanno parte dei 22 edifici inseriti nel dossier di candidatura dellopera di Le Corbusier allUnesco e respinto a fine giugno (cfr. la notizia in questo numero a pag. 30). Dal 1975 la camera da letto di La Roche (la chambre Puriste) era stata smantellata e assorbita dallarchivio della Fondation Le Corbusier. Anche la cucina al pianterreno era stata chiusa al pubblico insieme al piccolo appartamento della servitù. Ora si apre alle visite tutta lala che torna ad appartenere a villa La Roche: questi angoli angusti la storicizzano e aggiungono valore agli ampi spazi del salone a tuttaltezza. La chambre Puriste è stata restaurata con cura e i mobili originali, ora in collezioni private, sono stati sostituiti da copie esatte. Anche la biblioteca, in fondo alla promenade domestique, torna a somigliare a quella originale ricavata dallalbum fotografico del 1926 di Frédéric Boissonnas. In questo modo, la villa sarà nuovamente percepita come luogo di studio intellettuale e contemplazione.
Negli anni venti lilluminazione artificiale era assai inferiore a quella odierna. Di sera, la villa era piuttosto buia. Il salone, per esempio, era illuminato solo da due luci al tungsteno da 40 watt ai piedi delle scale, anche se dietro le pareti laterali erano nascoste altre luci. I faretti alogeni al quarzo introdotti negli anni settanta sono stati eliminati, e le fioche luci a scomparsa al tungsteno sostituite da equivalenti conformi alla normativa.
Resta unaltra passeggiata: la promenade picturale. La villa fu costruita per ospitare la collezione di quadri cubisti analitici di La Roche. Questi quadri ora sono perlopiù divisi tra il Musée National dArt Moderne del Centre Pompidou e il Kunstmuseum di Basilea. Nel libro La Peinture Moderne, scritto da Le Corbusier e Amédée Ozenfant nel 1924 durante la costruzione della villa, è esposta la tesi a favore del purismo quale legittimo successore del cubismo analitico. La disposizione dei dipinti nel salone, comè ritratta da Boissonnas, suffraga questa tesi. La Musicienne (1917) di Georges Braque e il dipinto a rilievo in pietra colorata Composition à la guitare (c. 1920) di Jacques Lipchitz conducono al «purista onorario» Fernand Léger, il cui maestoso La femme et lenfant (1922) guida il visitatore verso la sequenza di dipinti al piano superiore.
In una famosa lettera, La Roche individuò la contraddizione tra la creazione di «una cornice per la mia collezione» e un «poema fatto di pareti». Villa La Roche è stata mostrata per quarantanni come un poema fatto di pareti, ma il suo valore storico ed estetico sarebbe maggiore se la presenza della collezione fosse riconosciuta da una mostra temporanea e da letture di corredo.
(Visited 72 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Ciò che sta accadendo a Gaza non resta a Gaza 6 Ottobre 2026
- Il futuro lo progettiamo noi, non l’algoritmo 6 Ottobre 2026
- Handle with care: un dizionario della cura 6 Ottobre 2026
- Torino Design City – Transizioni Tangibili, il design come strumento per leggere le transizioni 6 Ottobre 2026
- Quaderni della costruzione: ecco “I Grappoli” 5 Ottobre 2026
- Affinità liquide, il Portogallo va oltre i maestri 5 Ottobre 2026
- Modernismo tropicale al Vitra, con Geoffrey Bawa 3 Ottobre 2026
- Roma oltre il centro: come l’ospitalità temporanea sta cambiando i quartieri residenziali 2 Ottobre 2026
- Zumthor con Piano: ensemble nel parco per la Beyeler 30 Settembre 2026
- Quo vadis architetto? Progetti e storie al Lido 29 Settembre 2026
- Catherine Gay Menzel: non oggetti ma relazioni e atmosfere 28 Settembre 2026
- Storica ma nuova: il Compasso d’Oro e la sua collezione 27 Settembre 2026
- Vuoi spiegare un edificio? Rompi la black box 26 Settembre 2026
- Siena, frammenti di storia e di progetti 23 Settembre 2026
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















